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Le Temps fa utili ma licenzia

Nonostante la buona situazione finanziaria, il quotidiano romando ha proceduto a licenziamenti per ragioni economiche. Sono state diciotto le persone colpite da questi licenziamenti. I rappresentanti del personale sono riusciti a far diminuire questa cifra. Ma lo shock è violento. Patricia Alcaraz*

«Le Temps è in attivo, è un giornale solido, ha un avvenire molto roseo. (…) Rivedrà un po’ la propria offerta, seppur in misura modesta». Daniel Pillard, direttore di Ringier Romandia, principale azionista del quotidiano Le Temps insieme a Tamedia, ha pronunciato queste parole mentre andava in onda Forum su La Première, tre giorni dopo l’annuncio ai dipendenti di un piano di licenziamenti collettivi che inizialmente doveva riguardare diciotto persone. Misura modesta?

Il 28 novembre questa cifra era stata rivista al ribasso grazie ai negoziati tra i rappresentanti del personale e la direzione. I licenziamenti riguardano sia dei membri della redazione che dei collaboratori esterni. La direzione ha deciso di effettuare dei tagli nelle rubriche di Cultura, Sport e Svizzera. Decisione questa che ha coinvolto soprattutto i giornalisti.

Da allora, mentre alcuni dirigenti di Le Temps spendevano tempo in apparizioni sui diversi media, il personale cercava di mantenere la calma, ma mobilitandosi per trovare delle soluzioni. Il lavoro messo in campo dai rappresentanti del personale al fine di ridurre il numero di licenziamenti nell’ambito di difficili trattative con la direzione ha infine avuto successo: sono infatti stati in grado di ottenere un indennizzo per le dimissioni volontarie e per la riduzione volontaria degli orari di lavoro. In questo modo coloro che decidono di lasciare l’azienda per consentire ad altri di conservare il proprio posto di lavoro ottengono le stesse condizioni di uscita del personale licenziato.

Questa consistente riduzione del numero di giornalisti dovrebbe comunque inquietare i lettori. Che cosa ne sarà d’ora in avanti dell’offerta redazionale? Pierre Veya, caporedattore, ha tentato di rassicurare i lettori fedeli al quotidiano spiegando loro che «Le Temps opera delle scelte e privilegia i suoi ambiti d’eccellenza». L’elenco è lungo e comprende fra le altre cose anche la Cultura che è la rubrica in assoluto più colpita dalla ristrutturazione. Guarda caso quella per cui le inserzioni pubblicitarie diventano sempre più rare. Senza alcun dubbio dunque l’elemento cruciale resta il denaro, ossia il profitto. Come ha ben detto Daniel Pillard in occasione del suo intervento a Forum: «L’operazione condotta è stata quella di consentire la sopravvivenza di Le Temps facendo sì che possa essere in ottime acque entro due anni e generare così nuovamente del denaro». Ma quale parametro si pone come livello di redditività Le Temps? Forse il 15% che Tamedia prescrive ai suoi titoli? Se così fosse non possiamo che essere tutti preoccupati per il futuro dei giornalisti di Le Temps, ma non solo per loro.

*Patricia Alcaraz è segretaria regionale della divisione stampa.

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